Il potere dei Broccoli contro il Cancro

Gruppi di ricercatori di due diverse università hanno dichiarato che i broccoli contengono una sostanza denominata sulforafano che stimola alcuni enzimi capaci di inibire la crescita dei tumori.

Tali studiosi hanno dichiarato:

Abbiamo le prove che siamo in grado di aumentare i livelli di autodifesa della persone e stiamo progettando studi a lungo temine per rivelare qualsiasi incidenza della riduzione del cancro.

Un etto di broccoli contiene 54 mg di vitamina C, una quantità molto simile a quella contenuta nel limone.

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Una cosa molto importante è però cuocere poco il broccolo, pena la perdita delle vitamine termolabili.

Inoltre i broccoli fanno bene anche alla salute dello stomaco. Un altro studio condotto in Giappone e pubblicato da Cancer Prevention Research, ha scoperto che consumare una porzione di germogli di broccolo al giorno aiuta a contrastare naturalmente le infezioni da Helicobacter pylori, un batterio implicato nell’ulcera e in altre malattie dello stomaco, quali gastrite e cancro gastrico.

Si è visto infatti che i broccoli riducono la colonizzazione di Helicobacter pylori e attenuano i fastidi digestivi. E sospendendo il consumo quotidiano di broccoli, i loro benefici contro l’Helicobacter continuano comunque per quasi due mesi. I meriti sono da attribuire al sulforafano, citato nella prima ricerca, una sostanza microbicida di cui i broccoli sono molto ricchi.

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Secondo uno studio pubblicato su Cell, broccoli, rape e altre crucifere contengono un principio attivo da cui dipende la presenza di una particolare classe di cellule del sistema immunitario – i linfociti intraepiteliali – nella parete dell’intestino.

Marc Veldhoen del Babraham Institute di Cambridge (Regno Unito), coordinatore della ricerca, spiega che alimentare i topi con una dieta priva di questo principio attivo riduce infatti il numero dei linfociti intraepiteliali del 70-80%.

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Questo effetto è dovuto, a sua volta, alla riduzione dell’attività di una molecola sulla superficie delle cellule, l’aryl hydrocarbon receptor. E le conseguenze, per gli animaletti, sono piuttosto gravi: oltre a perdere il controllo dei batteri che vivono nell’intestino diventano anche più sensibili alle ferite inferte alla parete intestinale, che viene riparata meno efficientemente. Questi risultati, spiegano i ricercatori, potrebbero essere utili anche per capire cosa succede nei pazienti che soffrono di malattie infiammatorie dell’intestino.7

Tratto da 100Salute

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